Dopo tre giorni siamo scappati da Broome: doveva essere pieno relax e invece il tentativo è fallito a causa del caldo sfiaccante da togliere le forze ma soprattutto perché queste città turistiche sono il ritrovo perfetto di anglosassoni alcolizzati e scemi.
Sebbene fossimo in un campeggio dal costo medio-alto non sono mancate delle vere e proprie perle: una coppia di australiani sulla quarantina totalmente fuori di testa sempre con una birra in mano e una pronta in frigo, un paio di sudafricane sovrappeso e un trio di irlandesi, di cui uno sdentato.
Ovviamente i soggetti di cui sopra hanno fatto comunella: il giorno in cui siamo arrivati si sono presentati come grandi amici e non hanno fatto altro che bere e scattarsi foto insieme.
A parte il fastidio di vedere questi essere immondi bivaccare come zombie il problema è che la tipa australiana era di un invadente unico e gli irlandesi erano davvero sporchi:l’ unica volta che hanno cucinato hanno lasciato resti ovunque ( tipo gusci d’ uova che tra le altre cose hanno probabilmente fottuto a noi dato che ce ne sono sparite due) e la cucina si è riempita di formiche.
Il secondo giorno hanno cacciato da non so dove ( forse da qualche bidone della spazzatura) un materasso malconcio e sporco e sono stati buttati li sopra per ore a bere, nel mezzo del giardino vicino alla cucina.
Come da copione però la seconda sera hanno discusso, non si sa bene per cosa ( non credo lo sappiano neanche loro dato il livello d’ alcool in corpo). Fatto sta che la mattina seguente gli australiani erano spariti: che popolo ridicolo e prevedibile.
Fortunatamente Broome ci ha offerto i suoi noti tramonti spettacolari ed essendo il compleanno di ale siamo andati anche a cena fuori e ci siamo tolti qualche piccolo sfizio.
In ogni caso siamo stati contenti di andare via e siamo andati subito lontano da quella che chiamano civiltà e che a noi sembra tutto fuorché civile.
Abbiamo visitato la Dampier penisola, accessibile solo in 4x4.
La strada era molto più dissestata dello scorso anno ma con un po’ di attenzione Ale se l’è cavata benissimo.
Siamo tornati in un dei posti più belli d’ Australia ( a nostro parere ovviamente): la spiaggia di Lombadina, presso l’ omonima comunità aborigena.
Una distesa infinita di sabbia bianca, una natura completamente selvaggia: solo noi per km e km.
Il percorso per arrivarci è faticoso: si devono oltrepassare dune di sabbia ardente ma ne vale sicuramente la pena.
La notte abbiamo campeggiato presso Quodong beach, un bushcamping gratuito all’ inizio della penisola stessa: stupendo.
Non c’era assolutamente nessun servizio, neppure i bagni ( ma c’erano molti cespugli): sono delle semplici piazzole distribuite lungo le scogliere dove i più attrezzati possono accendere anche un fuoco.
Noi abbiamo mangiato un rapido panino e ci siamo goduti un tramonto bellissimo.
Abbiamo dormito in macchina perché avevo un po’ paura in quella completa solitudine a montare la tenda: la piazzola più vicina era comunque a qualche centinaio di metri di lontananza.
Le stelle sembravano ad un palmo di mano.
La mattina seguente abbiamo guidato fino a Derby: piccola cittadina che serve d’ accesso alla tanto attesa Gibb River Road: ci aspettano 600 km di sterrato nell’ outback.
Ps. Bollettino di guerra: lascio Broome con un centinaio di punture di zanzara ( non un centinaio per modo di dire: li ho proprio contati), un’ ustione sulla mano dovuta a purè incandescente e una ferita su un dito procurata nel tentativo di aprire una confezione di frutta in scatola black&gold ( mi sa che i barattoli di sottomarca sono più taglienti degli altri)!
martedì 6 ottobre 2009
FUGA DA BROOME ( Alessandra )
Pubblicato da
ALEeALE
alle
9:28:00 PM
0
commenti
martedì 22 settembre 2009
MISSIONE SHARK BAY FINALMENTE COMPIUTA!!! (Alessandro)
Otto giorni fa siamo partiti da Perth, colpita da una perturbazione che sembrava perenne. Saremmo dovuti partire in 6 (noi, Fabio, Ilaria, e una coppia di loro amici slovacchi) solo che Ilaria si è ammalata e di conseguenza gli slovacchi hanno deciso di lasciar perdere.
Questo in breve.
La partenza non è stata delle migliori, sveglia alle 4, freddo, buio, ci dimentichiamo di un particolare fondamentale: il compressore per il materassino, acquistato orgogliosamente a metà prezzo visto che abbiamo una tenda che si tiene con lo sputo ma ha il materasso gonfiabile incorporato. Al negozio di articoli da campeggio eravamo indecisi se investire i soldi nel compressore o se comprare una nuova tenda..la decisione presa si può facilmente intuire e ora sto scrivendo col culo per terra!
Allora visto che l’anno scorso abbiamo fatto 3000 volte il primo pezzo di costa, stavolta ci è sembrato logico fare tutta una tirata fino a Denham (837 KM), il nostro inferno, il posto in cui l’anno scorso abbiamo fuso il 4X4. CI mancava di vedere il bellissimo Cape Francois Peron, raggiungibile, appunto, solo con bestie dotate di 4 ruote motrici. Saltiamo dunque i ben noti Pinnacoli, Kalbarri, Shell Beach e via dicendo (sono comunque posti bellissimi, chi volesse approfondire può farlo leggendo i post relativi a Luglio e Settembre 2008). Arriviamo, dopo 12 ore di viaggio, a Denham e prenotiamo 2 notti in campeggio, che non ha piazzole in erba perché qui non piove mai..
Per farla breve, senza materassino è stata una sofferenza, ma la stanchezza ci ha concesso di dormire una decina di ore.
Visto che ci eravamo, non abbiamo resistito al fascino dei delfini e siamo tornati a Monkey Mia: sono sempre uno spettacolo!il paesaggio poi è incredibile, con le nuvole che sembrano disegnate e il mare con sfumature di azzurro commoventi. Sulla via del ritorno Ale pensa:”ma perché non compriamo un compressore qui?” “ok”. Quello elettrico non c’è e optiamo per una pompetta sfigata che dovrebbe gonfiare anche le gomme delle macchine ma che in realtà è servita solo per farmi fare un po’ di palestra. Quando la disperazione è ormai incombente, arriva l’australiano di turno che fa:”prova con il mio compressore, FORSE è più semplice”. Certo che lo è!in 3 minuti lo gonfio ma arriva all’improvviso una
tempesta con pioggia a catinelle (visto che qui non piove mai)e vento da far vergognare la bora di Trieste. Il materasso è gonfio, la tenda bagnata. Non resistiamo all’idea di dormire comodi anche se umidi e alla fine credo non sia andata troppo male se non fosse che il materasso ha probabilmente un piccolo buco perchè al mattino era abbastanza sgonfio…
A tutto si unisce il fatto che la tenda è richiusa umida..ma al momento ci interessa solo raggiungere il Cape Peron. Prima tappa, la Peron Homestead, una specie di fattoria dove una volta tenevano le pecore e che ora si può visitare. Da qui parte la strada sabbiosa che protrae nel parco nazionale. Arriviamo senza problemi affrontando il primo facile tratto sabbioso. Da questo punto è necessario inserire il 4X4 e sgonfiare notevolmente le gomme. Noi abbiamo 2 misuratori di pressione ma non funzionano, quindi chiediamo aiuto al solito australiano super fornito che in 2 minuti ce le sgonfia. Si parte!
All’inizio sono un po’ impacciato perché in effetti la strada è coperta di sabbia rossa morbida quindi slitto come sul ghiaccio ma appena prendo confidenza comincio a divertirmi ed Ale ad aver paura. Ad un tratto la strada sabbiosa finisce per lasciare spazio ad un percorso in terra bianca costeggiato da un paesaggio lunare. D’improvviso si passa da dune rosse ricoperte di vegetazione ad un terreno brullo e arido. Dopo alcuni Km ancora sabbia fino ad arrivare alla agognata Bottle Bay. Parcheggiamo e ci dirigiamo verso le splendide dune rosse che scendendo a picco sulla sabbia bianca creano con il proseguire dell’azzurro del mare un effetto da orgasmo ottico (il termine è un po’ forte è per rendere l’idea).
Era quello che volevamo tanto vedere, dopo un anno ci siamo riusciti!Soddisfatti ripercorriamo la strada a ritroso, rigonfiamo le gomme e via verso Carnarvon, tappa obbligata per passare la notte, come lo scorso anno, nello stesso campeggio!La notte è stata gelida, appena svegli siamo stati sotto la doccia bollente per un’ora!!
Poi appena usciti è scoppiato il caldo..
Fatta spesa, la direzione è Coral Bay. Stiamo ripercorrendo, anche se velocemente le tappe del viaggio precedente. Devo dire però che Coral Bay mi è piaciuta molto più quest’anno, forse perché l’acqua era più limpida anche se gelida e i coralli sono davvero grandi e numerosi, per la maggior parte duri.
Solito bellissimo tramonto, solita squallida cena a base di hamburger a basso costo circondati da gabbiani famelici. Per il campeggio pensiamo bene che, dovendo solo passarci la notte, sia meglio aspettare che chiuda la reception, prendere una piazzola libera e partire il giorno dopo molto presto. Sfortuna vuole che tutti e 2 i campeggi siano pieni e quando siamo sul punto di metterci in strada e dormire in una piazzola gratuita attrezzata per passarci la notte, vediamo altre persone accamparsi su una bella aiuola erbosa. Ci informiamo e veniamo a sapere che fa parte di un campeggio e può essere utilizzato in caso di pienone ma al prezzo intero che va pagato il giorno dopo alla reception..si. Sembra fatta, neanche montiamo la tenda, stendiamo i comodi sedili del Terrano e ci apprestiamo a passare una bella notte in tranquillità, quando arriva un omino con la torcia, prende il numero di targa e ci lascia il bigliettino con cui pagare la mattina successiva. Che rosicata, stiamo praticamente pagando per stare in un’aiuola in macchina. Almeno possiamo usare i servizi del campeggio, così congeliamo tutta l’acqua che abbiamo in modo da conservarla fresca per la prossima tappa, il temutissimo Karijini!!
FOTO CAPE PERON NATIONAL PARK
VERSO LA TERRA ROSSA Alessandra
La mattina ci alziamo presto perché la piazzola, secondo me un po’ abusiva, va liberata per le 8.
Partiamo per il temutissimo Karijini: l’anno scorso ne avevamo visto una parte con Ilaria e Fabio ma dopo due notti sulla terra rossa eravamo scappati disperati.
Il parco è probabilmente uno dei più belli d’ Australia: gole d’acqua limpida circondate da scogliere rosse e aride, però al tempo stesso è anche uno dei più “scomodi”.
Dopo qualche ora arriviamo a Tom Price, la cittadina più vicina al parco: scopriamo che l’anno scorso abbiamo preso una strada secondaria, e sterrata, per arrivarci e che invece si può comodamente proseguire sulla strada principale.. chi glielo dice a Ilaria e Fabio?
Questa volta scegliamo volontariamente lo sterrato, più scenico.
Facciamo il pieno a Tom Price e lasciamo “la civiltà”.
Il parco è diviso in due aree: quella ad ovest è quella che abbiamo visto lo scorso anno, quindi ci dirigiamo verso lo spartano campeggio ad est.
Ci aspettiamo un campeggio con auto registrazione e già programmiamo di dormire gratis ma anche questa volta arriva la brutta sorpresa: all’ entrata ci sono due tipi in pigiama ad aspettare chi arriva tardi: porca miseria.
Comunque non abbiamo alternative e paghiamo: il campeggio è economico (15 dollari in due) ma si parla praticamente di bushcamping.
Non ci sono docce, né frigo o cucina: solo una latrina come gabinetto.
Dormiremo in macchina perché il terreno è duro e c’ è la solita indelebile terra rossa.
Mentre cerchiamo di raggiungere il bagno tra i cespugli ci si piazza davanti un animale: porca miseria è un dingo.
Si avvicina lentamente alla piazzola di alcuni australiani che stanno facendo un succolento bbq: loro non si scompongono e quindi ci auto convinciamo che sia semplicemente il loro cane.
Ci attrezziamo anche noi per la nostra prelibata cena: tonno e fagioli.
Mentre prepariamo sento qualcosa di umido sulla gamba, mi volto di scatto: porca miseria di nuovo lui.. ed è proprio un dingo col cavolo che è un cane!
Si allontana spaventato forse più di me: menomale che evidentemente sarà abituato alle persone .. io di certo non sono abituata ai dingo e me la faccio sotto dalla paura quasi fino alle lacrime!
La mattina i raggi del sole ci svegliano presto: tutto sommato in macchina non abbiamo dormito male.
Oggi ci aspetta una lunga e faticosa camminata.
Lasciamo la macchina al parcheggio delle fortesque falls e scendiamo a piedi fino alle cascate dove ci aspetta un tuffo rinfrescante , anzi quasi gelido!
Lo scorso anno ci siamo fermati a questo punto del tragitto perché ale (in arte chico) aveva improvvisato un tuffo che gli comportò un torcicollo.
Questa volta gli vieto il tuffo e proseguiamo lungo un percorso davvero suggestivo che si snoda lungo un sentiero tracciato tra le pietre rosse, le gole e piccole pozze fino ad arrivare a circular pool, una sorta di piscina dall’acqua limpida e ovviamente fredda.
Ci fermiamo un po’ per rilassarci, fare il bagno e scattare qualche foto e affrontiamo la via del ritorno seguendo però un percorso alternativo molto ripido ma altrettanto bello perché prevede la sosta in un lookout sulla vallata.
Visto che la notte al Karijni non può essere né comoda né gratuita a quanto pare iniziamo a muoverci verso Broome.
FOTO KARIJINI
Dobbiamo fermarci lungo la strada a dormire perché Broome è lontana ancora 900 km.
Lungo la strada principale le piazzole di sosta non sembrano affatto ispirare sicurezza: ogni tanto al ciglio della strada notiamo qualche macchina aperta e abbondonata.
Tra le altre cose guidare qui con il buio non è il massimo perché ci sono tantissime mucche che attraversano incuranti delle macchine.
Decidiamo di fermarci a Port Hedland, unica cittadina lungo la strada e probabilmente la più brutta d’ Australia: è un centro minerario e non ci sono altro che fabbriche ed edifici grigi.
Noi arriviamo mentre fa buio, è sabato e in giro ci sono solo tipi loschi.
Cerchiamo un campeggio ma è tutto pieno: dubito si tratti di turisti, evidentemente le persone che lavorano nelle miniere in questa zona risiedono stabili nei caravan park.
Girovaghiamo un po’ senza speranza: niente di niente.
Ale si ferma in una sorta di autogrill per comprare una cioccolata giusto per introdurre un po’ di zuccheri nell’ organismo visto che da due giorni mangiamo solo scatolette: alle otto di sera la porta del piccolo market è già serrata e le ordinazioni si fanno solo dalla finestrella .. sembra il bronx!Neanche a tor bella monaca ho avuto questa sensazione di una terra abbandonata da Dio.
Ad un tratto ci viene in mente che poco prima di questo ridente centro cittadino c’ era una svolta per la frazione di South Hedland con l’ indicazione di un caravan park perciò torniamo indietro di qualche km.
Ad un tratto però la strada sembra essere bloccata: vediamo solo luci e pensiamo a dei lavori in corso ma come ci accostiamo per fare inversione una poliziota ci fa cenno di avvicinarsi.. è un posto di blocco per il controllo del tasso alcolico e loro gasatissimi pensavano volessimo farla franca.
Noi invece quasi ci pentiamo di non aver bevuto almeno ci avrebbero fatto accostare e avremmo dormito lì : ) ( in fila ci sono diverse macchine parcheggiate per questo motivo)
La poliziotta ci consiglia un campeggio distante pochi metri: alla reception non c’è nessuno e finalmente dormiamo la nostra prima notte gratis!
Sveglia alle 5 e fuga!
VERSO BROOME - PORT SMITH LAGOON
All’ alba Port Hedland è avvolta da una nebbia fittissima: meglio, sembra meno brutta!
Il paesaggio è surreale e suggestivo: sembra che il sole appena sorto cerchi di combattere la coltre di umidità.
Siamo in direzione Broome ma decidiamo di fermarci a un centinaio di km per rilassarci e non arrivare distrutti.
Ci fermiamo al Port Smith caravan park, situato nell’ omonima laguna a 40 km da Broome: solita strada sterrata per raggiungerlo.
Anche qui eravamo passati l’ anno scorso ma solo di notte e non avevamo potuto vedere la laguna che invece ci sorprende: è una delle spiagge più particolari che abbia visto qui perché con il variare della marea il paesaggio muta completamente.
Quando la marea è alta ci si trova davanti ad una piccola lagunetta circondata da fitte mangrovie: dietro all’ orizzonte si vede una distesa infinita di mare e una striscia di sabbia bianchissima.
Quando si ritira la marea la lagunetta si prosciuga del tutto e si può camminare fino ad una distesa di sabbia chiara davanti all’ oceano aperto.
Il campeggio è abbastanza spartano ma pulito: inventiamo un letto di foglie visto che non possiamo gonfiare il materassino.
L’ unico neo è che veniamo praticamente assaliti da piccoli moscerini aggressivissimi: in questa zona sono dovunque.
Ora siamo a Broome dove cerchiamo di rilassarci e festeggiare il compleanno di ale per 3 giorni prima di tornare a vagabondare.
Pubblicato da
ALEeALE
alle
4:39:00 PM
4
commenti
venerdì 11 settembre 2009
AUSTRALIA =====> PERTH
Siamo dunque in Australia, a casa con i nostri amici Ilaria e Fabio a rilassarci in vista dell’imminente partenza, lunedi. Finora abbiamo solo mangiato, guardato film, siamo andati una sola volta al mare. Questo perché il tempo è pessimo, a dispetto del giorno in cui siamo arrivati che sembrava estate, di uscire ti passa la voglia e comunque era da un anno che non vedevamo i campioni di Perth quindi passare un po’ di tempo insieme non ci fa male.
Il resto è stato impiegato nell’acquisto della macchina, un Nissan Terrano, della rimozione dal suo tettuccio di un pesantissimo portapacchi artigianale fatto con un tavolo da ping pong adattato a letto con materasso e tenda incorporati. Praticamente i precedenti proprietari, due tedeschi, dormivano sopra la macchina. Esteticamente era brutto e pesante ma davvero funzionale, o come direbbe Fabio “gajardo”. L’abbiamo tolto anche perché ci passava l’acqua era diventato un acquitrino.
Per il resto abbiamo preso una multa per divieto di sosta e abbiamo visto uno dei più bei film horror, Black Sheep.
Quasi dimenticavo, un accenno sulla casa: è una bella villa in una zona residenziale infestata di gente di ogni tipo. Oltre a noi gli inquilini sono i 3 figli del padrone di casa (15, 17 e 21 anni), una canadese cicciona che crede di essere una strega solo perché compra candele, un irlandese sfaticato, un australiano sfigato e il padrone di casa che non c’è praticamente mai. In tutto questo ci sono solo 2 bagni e la porta non ha chiavi, anche quella d’ingresso; va bene che è una zona sicura, ma i pazzi alla The Strangers sono ovunque.
In ogni modo Perth è sempre bella.
Fra 3 giorni comincia il viaggio, ci sentiamo presto!
Pubblicato da
ALEeALE
alle
10:19:00 PM
6
commenti
giovedì 3 settembre 2009
VERSO IL FAMOSO MARE DEL SABAH (ALESSANDRA)
PER LE ALTRE FOTO CLICCARE QUI
La mattina presto abbiamo lasciato Kutching e ci siamo diretti all’ aeroporto per il volo fino a Kota Kinabalu, dove faremo scalo una notte.
L’ aeroporto sembra deserto e come al solito l’ aria condizionata è sparata al massimo.
Il volo è stato tranquillo: dopo neanche due ore siamo giunti a destinazione.
A Kutching il proprietario di una lavanderia ci aveva consigliato, una volta arrivati, di uscire dall’ aeroporto e superare lo stand dei taxi perché avremmo trovato diversi minivan diretti in città e avremo pagato 1,5rm anziché 30.
Accettiamo il consiglio: effettivamente il minivan di passaggio si ferma appena ci vede passare solo che ci costa 3 rm a persona (forse per via dei bagagli) e ci lascia alla stazione da dove dovremo prendere un altro autobus.
Armati di cartina riusciamo ad intuire il percorso e ci fermiamo nelle vicinanze dell’ ostello che avevamo prenotato via internet il giorno prima: lo raggiungiamo a piedi, sempre carichi come muli.
Ci giriamo intorno più volte prima di riuscire ad identificarlo con precisione ma una volta lì non facciamo neanche in tempo a varcare la soglia che una tipa ci viene incontro dicendo che la nostra camera è stata occupata da un’ altra persona: farfugliamo qualche frase di risentimento, lanciamo uno sguardo di disapprovazione e ce ne andiamo, sempre carichi.
Proprio lì vicino c’è un altro b&b e risulta economicissimo: certo è davvero spartano, adatto proprio alla sosta veloce di una notte.
Paghiamo 10 euro in due per una cameretta con un letto a castello e il bagno in comune.
Proprio sotto il b&b c’è un ristorante italiano, Bella Italia, di qualità mediocre ma con sconti del 50 % su pasta e pizza e con servizio di wireless: ci faremo pranzo e cena anche perché la città non ha molto da offrire e fa caldissimo, ma il tramonto è da tanto di cappello.
KK, come la chiamano qui, è la capitale del Sabah: una cittadina di mare di stile europeo ma alquanto anonima. In giro ci sono personaggi loschi.
Purtroppo non abbiamo tempo per fermarci e visitare i dintorni ( nelle vicinanze c’è anche la possibilità di trovare la rafflesia fiorita): la mattina seguente alle 8.30 abbiamo il pullman per Semporna, da dove ci imbarcheremo per Singamata, il posto in cui passeremo i 5 giorni successivi tra snorkeling e immersioni.
Abbiamo prenotato il taxi ma all’ora stabilita non si presenta nessuno quindi fermiamo il primo di passaggio e scappiamo verso la stazione ( che prima era proprio sotto il nostro b&b e che da poco è stata spostata fuori città.. che fortuna!).
Uscito dalla strada principale il tassista si addentra dentro piccole vie mal asfaltate e abbassa le sicure delle portiere: noi ci guardiamo perplessi senza capire le ragioni del suo gesto e un po’ diffidenti.
Poco dopo arriviamo alla stazione e tutto appare chiaro: veniamo letteralmente assaliti da onde di ragazzetti che tentano di aprire le portiere e il portabagagli chiedendoci in maniera agitata dove vogliamo andare etc.. sembrano delle scimmie: non per essere offensiva ma perché il paragone rende davvero l’ idea del modo in cui saltellavano da una parte all’altra senza sosta. Noi ci spaventiamo e Ale sta quasi per chiedere al tassista di rimettere in moto la macchina ma lui ci tranquillizza e spiega ai ragazzi che abbiamo già prenotato il pullman per Semporna: loro prendono comunque i bagagli e li portano fino al botteghino gratuitamente. Conveniamo che probabilmente sono pagati a percentuale dalle varie agenzie.
Il pullman, qualificato come executive, ha il vetro davanti spaccato ( probabilmente da una pietra ) ed ha un solo tergicristalli ( grande come quello di un’ utilitaria ).
Parte puntuale: ci aspettano 9 ore di tragitto.
Il percorso è comunque gradevole: passiamo dentro il territorio del Monte Kinabalu ( la montagna di 4000 metri che domina il paesaggio ) e attraversiamo piccoli villaggi caratteristici e distese di palme da cocco e di vaniglia pura.
Si avvicina l’ora di pranzo ma l’autista non accenna a fermarsi e continua a grande velocità azzardando continuamente sorpassi improbabili in curva che un po’ ci divertono e un po’ ci spaventano.
Scopriremo solo più tardi che non ci sarà nessuna pausa pranzo sulla tabella di marcia.
Prima di arrivare siamo investiti da un forte temporale e per rendere il tutto più spericolato, l’unico tergicristalli si inceppa ma si continua comunque a procedere a velocità sostenuta sorpassando in ogni punto.
Arriviamo a Semporna intorno alle 16.
Il posto che abbiamo prenotato si chiama Singamata ed è davvero particolare: almeno dal sito promette bene ma potrebbe rivelarsi anche una bettola. Siamo ansiosi di scoprirlo mentre aspettiamo il van che ci viene a prendere alla stazione per portarci al porto.
Eccolo puntuale: passando per Semporna ci rendiamo subito conto che è un villaggio davvero anonimo e senza nessuna attrattiva e per di più gira davvero gente poco raccomandabile e la maggiore attrazione è una statua di un delfino.
Siamo contenti almeno di non dormire qui.
Al porto ci imbarchiamo e dopo 10 minuti giungiamo a destinazione, dopo aver attraversato un piccolo villaggio di palafitte di bamboo in pessime condizioni ed aver temuto il peggio.
Il singamata è una struttura che sorge a 10 km dal porto di Semporna , in pieno mare e dunque raggiungibile solo con una barca.
Si tratta di palafitte di legno collegate da un pontile: sembra di essere su una nave. Al centro nello spazio che separa le camere dal il ristorante galleggiante, è stato allestito un acquario naturale all’interno del quale nuotano indisturbati diversi pesci, alcuni molto grandi.
L'acquario
Singamata di notte
La camera è piccolina ma accogliente ( tra le travi del pavimento si scorge il mare sopra cui galleggiamo) i bagni in comune sono molto spartani ma ci si adatta.
Al prezzo di 60rm (12 euro in due) a notte abbiamo la camera e tutti i pasti, più acqua, biscotti, thè e banane disponibili a qualsiasi ora: il menù non è ricercato ma lo chef (che sembra un ragazzetto dedito alle rissa nelle sale giochi) è comunque bravo e con i pochi ingredienti a disposizione riesce a variare.
Ma dopo qualche sera ci viene il dubbio che il vero cuoco sia Ratatouille (il piccolo sorcio dell’omonimo film) che veniamo aggirarsi indisturbato tra i tavoli. Gli unici a scomporsi siamo noi italiani, gli altri non se ne curano proprio. Ma la domanda sorge spontanea:”come è arrivato un topo in mare aperto?”..l’unica soluzione plausibile è che si sia steccato la barca coi geko, altra presenza inspiegabile.
Siamo in una delle zone marine più famose della Malesia per quel che riguarda le immersioni: gli atolli e le isole qui intorno sono considerati tra i posti più gettonati tra i sub.
La meta più ambita è in particolare l’isola di Sipadan, parco marino soggetto a permesso di entrata: le immersioni qui sono costose e difficili da organizzare. Noi la scartiamo soprattutto perché richiede un livello di esperienza avanzato per poterla godere a pieno.
Il primo giorno utile ci dedichiamo al diving: è in programma un’ escursione a Mabul, un’ isola di spiaggia bianca distante un’ora di barca.
Siamo in dodici ad essere prenotati per l’immersione e devo dire che questo non ha reso le cose facili: nel primo spot, in prossimità di un relitto, la visibilità è scarsa e dobbiamo concentrarci a non colpirci uno con l’ altro.
Una coppia si perde dal gruppo ed è costretta a risalire in superficie immediatamente, un’altra scopre di avere l’indicatore dell’aria disponibile rotto e quindi, pur essendo di livello avanzato, devono rimanere entro i 5 metri di profondità per precauzione.
Siamo un po’ delusi.
La seconda immersione però, e soprattutto quelle successive all’ isola di Matabuan, ci faranno ricredere: nuotiamo tra barracuda e tartarughe in mezzo ai coralli, molti dei quali ancora mantegono colori vivi.
Mantabuan
31 Agosto - Merdeka, giorno dell'indipendenza malese
L'isola è ben preservata soprattutto perchè qui non ci sono resort ma solo un piccolo avamposto militae dopo che nel 2000, in queste acque, furono presi in ostaggio dei turisti per mano di un gruppo ribelle filippino; siamo al confine con le acque territoriali filippine.
Anche il reef appena intorno al Singamata offre buone possibilità di fare snorkeling e diving.
Abbiamo anche provato lo snorkeling all’ interno dell’ acquario: in realtà avrebbe un costo aggiuntivo ma tutti sembrano ignorare questo dettaglio: ale mi getta letteralmente in pasto ai pesci!
Le giornate sono passate in fretta perché c’ è una bella atmosfera: la gestione è affidata completamente a dei ragazzi filippini.
La responsabile ha 27 anni e sembra Floriana del grande fratello versione mora: però sorride sempre ed è gentilissima.
Il nostro dive master è il più soggetto di tutti: lo soprannominiamo “Gasolina” (dal video della canzone regetton “gasolina” appunto dove ci sono un branco di tamarri dominicani con catene d’oro e tutti rigorosamente in canottiera) perché è troppo coatto.
Durante una uscita in barca, mentre si avvicinavano nubi cariche di pioggia, strappa di mano il timone al barcaiolo e comincia a guidare da coatto appunto tra le onde:gli mancava solo Gigi d’ Alessio di sottofondo ed era un perfetto automobilista di tor bella monaca!appena finite le onde riconsegna la guida al povero barcaiolo.
Tra gli ospiti abbiamo conosciuto una coppia di italiani che ha viaggiato molto e che ci ha dato consigli sulle nostre prossime mete.
Si chiamano Gabriela e Stefano: in realtà lei è venezuelana ma ha vissuto per anni con la famiglia a Pescara ed ora si è trasferita a Roma per lavoro .. il mondo è piccolo!
Ci sono poi una coppia di francesi, padre e figlio: il ragazzo parla cinque lingue e gira per l’ Europa a 22 anni, il padre gira il mondo per lavoro ma mantiene il tipico accento dei galletti che parlano inglese.
Stanno entrambi frequentando il corso per diventare sub e il padre sembra il più entusiasta dei due.
Il più strano di tutti però è un tedesco che viaggia solo: va in giro sempre con una camicia che sembra un pigiama, strusciando le gambe senza sollevare i talloni e fissando il vuoto.
A volte parla perfino solo.
Scopriamo solo l’ ultima sera che è un professore di biologia ma non è stato facile indovinarlo visto che alla domanda sulla sua professione risponde dicendo che lavora con i cervelli per renderli più intelligenti.
E’ probabilmente un pazzo.
I più irritanti sono stati invece un gruppo di cinesi che aveva prenotato una sorta di pacchetto speciale a base di pesce e non facevano altro che spolpare aragoste e pretendevano di essere serviti come i Proci nell’ Odissea. Odiosi.
In ogni caso viaggiando si scoprono personaggi strani, stavaganti, antipatici, impossibili, assurdi, normali e questo è davvero bello. Spesso si parla delle stesse cose visto che ogni volta le facce sono nuove ma spesso si dicono cose intelligenti.
In uno dei pomeriggi di relax abbiamo assistito ad un fenomeno stranissimo: intorno al sole si è sviluppato un cerchio nero contornato da una striscia di arcobaleno.
Ale ha subito immortalato il momento mentre qualcuno propinava una spiegazione fisica basata su una visione ottica che però nessuno ha compreso.
Dopo questa parentesi subacquea l’ avventura in Malesia giunge quasi al termine.
Da Semporna cerchiamo un taxi per l’ aeroporto di Tawau, diretti di nuovo a Kuala Lumpur.
Si accosta un ragazzo che ha ancora la P sulla macchina e si offre, senza parlare una parola di inglese, di portarci per 60rm, invece dei classici 90: accettiamo.
Lui però fa diverse soste lungo il tragitto: prima si ferma a mettere benzina, poi accompagna un bambino a scuola e a pochi km dall’arrivo si ferma anche per fare pipì tra i cespugli!
Menomale che non abbiamo fretta: l’ aereo partirà solo alle 18.
Attendiamo tutto il giorno in uno degli aeroporti più squallidi mai visti.
Ora siamo per la terza volta a Kuala Lumpur, domani visitiamo Melaka o Malacca, una delle poche città con delle rimanenze storiche qui in Malesia.
Pubblicato da
ALEeALE
alle
1:07:00 AM
1 commenti
