sabato 10 marzo 2012

Koh Phangan - Beach volley, Full Moon e snorkeling

Finalmente siamo a Koh Pangan, l’isola di fronte Surat Thani dove faremo la nostra tappa lunga. L’abbiamo studiata e immaginata ma l’impatto è comunque una sorpresa. Già al porto le acque sono limpide e il paesaggio da cartolina. La prima settimana abbiamo prenotato un bungalow sulla spiaggia a nord: Haad Salad è una baia molto tranquilla e ci regala tramonti spettacolari.





Questo cane è addestrato..


Il pannolone..

Qui peraltro facciamo lo snorkelling forse più bello della nostra vita: la barriera corallina è a circa 200 metri dalla riva, non ci sono tantissime varietà di pesci ma i coralli sono alti 2 metri. Per il resto nella zona non c’è molto: neanche il nostro amato 7/11 (per spuntini economici e occidentali). Non c’è un paesino vero e proprio ma solo una via non asfaltata con qualche mini market carissimo. Ma qui, tra una botteghina e l’altra, scoviamo Curry Rice, il ristorante giapponese del quale diventeremo clienti affezionati.

Il soggetto dietro è il mitico proprietario del Curry Rice; ci faremo anche una foto con lui!


Il sushi più buono della mia vita

Menù scritto tutto a mano..ce ne sono 4

Il proprietario, uno a cui non daresti una lira in cucina è thai ma ha imparato a fare il sushi a Bangkok e, a detta non solo nostra, fa un sushi difficile da eguagliare. Te le prepara proprio davanti al tuo tavolo con una perizia che stupisce. Bellissimo il rituale con il quale prepara il coltello con cui va a tagliare il rotolo di sushi. La prima sera volevamo dei broccoli saltati e lui non li aveva, così il giorno dopo p andato a comprarli e quando ci ha incontrati ci ha detto che erano belli freschi e pronti per essere cucinati. Ovviamente non ci siamo fatti attendere!

Una sera ci indirizza anche in un localino della zona dove un suo amico fa una serata con musica reggae live (in thailandia la cultura rasta va tantissimo): anche durante la serata lui porta sushi da offrire agli ospiti.

Parla poche parole di inglese ma ride sempre: il ristorantino ha solo 5 tavoli e lui non sembra intenzionato ad ingrandirlo e quando ci sono troppi clienti si aggira frettoloso e impacciato ma alla fine è lentissimo a fare tutto. In ogni caso vale la pena aspettare.

Dopo una settimana ad Haad Salad è ora di richiudere gli zaini: tutto sommato siamo contenti. Siamo stati bene (vivere praticamente 24 ore in costume è liberatorio) ma alla fine l’ambiente era un po’ troppo monotono e anche l’atmosfera nel nostro bungalow non è di quelle che ci piacciono particolarmente: troppa attenzione a cosa i turisti consumano piuttosto che a familiarizzare. Il costo di 500 bath a notte è comunque tra i più bassi in zona, considerando che è a due passi dal mare.




Una delle nostre palestre..peccato non ci siano luci al neon e palestrati esaltati..


Passiamo il week end a Ta Sadet, sulla costa est. Si tratta di una spiaggia remota, che si raggiunge solo via barca (ma in questi giorni difficile trovare chi ti porti e se lo fanno si fanno pagare bene perché ci sono molte onde) o con fuoristrada passando per la giungle interna. Il percorso è un po’ impervio ma il panorama all’arrivo ripaga lo sforzo.

Il comodissimo passaggio tra le rocce: era bellissimo vedere le persone che dovevano farlo con i trolley.









Peccato che non sapevamo che la fatica doveva ancora arrivare: il nostro bungalow è sulla scogliera vista mare, il problema è solo arrivarci! Si passa su scogli scivolosi, dentro cavernette e infine si salgono decine di scalini. Il tutto rigorosamente in infradito e con gli zaini. Ma ancora una volta fatica straripagata. Il nostro bungalow è praticamente immerso nella giungla e ha una veranda grandissima con amaca e vista mare. Qui è davvero il paradiso: non c’è internet e l’elettricità viene trasmessa solo di notte tramite generatore. I gestori hanno due cani (che sono addestrati a fare la guardia e possono incutere un po’ di paura se si prova a salire le scale del ristorante quando è ancora chiuso) e un maiale. Al ristorante sulla scogliera decido di provare gli spaghetti aglio e olio: a parte il fatto che c’era molto aglio e poco olio non erano poi così male. Di notte all’improvviso Ale si sveglia e sente rosicchiare nella stanza: ci ricordiamo che sulla sedia abbiamo una busta con cracker e succhi di frutta. E’ tutto sigillato però: come è possibile che il topo abbia sentito l’odore? E poi la busta non si muove: si sente solo un rosicchiare continuo. Dopo tentativi goffi di scovare l’intruso e dopo aver buttato la busta con il cibo ci rendiamo conto che il rumore veniva dalla parete di legno: erano tarli (e ci faranno compagnia anche la notte seguente). Tra gli “amici” notturni c’è anche uno strano animale che non abbiamo mai visto ma che sentiamo spesso in Thailandia: pensavamo fosse un uccello dal rumore ma più tardi scopriremo che è una specie di geko.

Dopo un week end di full immersion nella natura si torna sulla costa ovest (sotto la pioggia battente che rende il viaggio di ritorno ancora più avventuroso). Stavolta alloggiamo tra Haad Chao Pao e il villaggio di Sritanu (leggermente a sud rispetto ad Haad Salad). Qui troviamo veramente il posto perfetto per noi. C’è più possibilità di socializzare con le persone del luogo, oltre ovviamente al solito mare stupendo (con le varie spiaggie Haad Chao Pao, Secret Beach e Haad Kom, quest'ultima più a nord, vicino al paese di pescatori Chaloklum.








Il posto dove alloggiamo ha solo 5 bungalow: la proprietaria ci prende subito in simpatia. Alla fine aggiungiamo altre notti: staremo in tutto due settimane. La sera su richiesta proietta gratis film, non nuovi ma almeno belli, sulla veranda vista mare. Noleggiamo anche il motorino quindi siamo liberi di girare ed esplorare sia il nord che il sud. Ad Haad Rin partecipiamo ad un torneo di beach: il debutto pre estivo non va affatto male considerando che ero l’unica femmina a giocare e che non toccavamo palla da ottobre. L’8 marzo, in occasione della luna piena, si tiene su questa spiaggia il famoso Full Moon Party. All’inizio eravamo curiosi di andare a dare un’occhiata ma poi ci hanno detto che bisogna andare in taxi perché con i motorini è pericoloso (e in effetti qui è tutta una salita e una discesa ripida e di notte con gente ubriaca non è il massimo). Decidiamo che possiamo evitare di andare a vedere inglesi sfatti che ballano tecno fino all’alba.

Una delle famigerate salite (o discese) per arrivare ad Haad Rin

Haad Rin, la bellissima spiaggia su cui si scatena il delirio la notte della luna piena

Peraltro la notte dell’8 piove a dirotto: un motivo in più per non andare. Per il momento siamo ancora qui, dovremmo andare via il 16. Tra un pasto veloce al 7/11 e i ristoranti tipici della zona abbiamo fatto anche visita ad un ristorante italiano: tagliere di salumi, bruschette al pomodoro, gnocchi al gorgonzola io e carbonare Ale e infine mousse al cioccolato. Un viaggio nei piaceri: ma per la prima volta da quando siamo qui risentiamo la pesantezza postprandiale e la voglia di fare la pennica deleteria. Ma ogni tanto ci vuole.

Si sta veramente bene. E’ strano sentirsi integrati in un posto così lontano da casa e con una cultura così diversa. Koh Pangan è un’isola in cui probabilmente torneremo. Chi si unisce a noi? : )

Questa è la sera successiva alla notte nell'hotel lusso di Kuala Lumpur..abbiamo ammortizzato le spese dormendo in aeroporto..

sabato 25 febbraio 2012

Palau Pangkor e l’altra Kuala Lumpur

Da Melaka siamo arrivati a Palau Pangkor con il solito pullman no stop che invece fa varie fermate, molte delle quali incomprensibili, lungo il tragitto. Ci fermiamo una notte a Lumut, anonima cittadina con il porto per l’isola di Pangkor. E’ la sera di San Valentino e festeggiare può diventare una scusa per mangiare all’invitante ristornate italiano di fronte all’hotel. Basta un morso di pizza per sentire lo stomaco che si spalanca: col cavolo che si era ristretto è solo stanco di noodles e spezie!! Vediamo una cliente del posto che intinge la pizza nel ketchup: sacrilegio! La cameriera sa dire solo ciao e ogni volta che ci porta una cosa praticamente ci saluta. Il servizio è lentissimo: diciamo che il proprietario è italiano ma i ritmi in sala sono molto asiatici.
















Palau Pangkor è carina anche se non ha il fascino delle isole meno turistiche thailandesi. Il fatto è che, nonostante sia pieno di donne coperte da veli che fanno il bagno vestite, il Paese si sta modernizzando e in qualche modo inizia a strizzare l’occhio agli USA e all’Occidente. Eccone una prova, non è una parodia eh esiste veramente e loro ne vanno fieri anzi in alcuni commenti su yuotube ho letto che qualcuno è convinto sia la versione originale.

Video

Abbiamo preso il kayak e fatto snorkelling in un giardino di coralli tutto per noi. Abbiamo anche tentato di fare il giro dell’isola in bici ma non era proprio fattibile: salite ripidissime e chilometriche si alternano a dirupi con taxi che passano praticamente a ridosso del ciglio della strada. L’isola è casa degli Hornbill, uccelli dal becco buffo che sembrano usciti dalle favole. Sono abituati alla presenza dell’uomo e si fanno dare da mangiare. Ma a rendere particolarmente piacevole il soggiorno qui è la guesthouse dove stiamo: Nipah, una serie di bungalow molto accoglienti gestiti da una giovane coppia gentilissima. La mattina ti lasciano gli ingredienti per la colazione e Ale ha preparato i pancake! 4 notti volano in fretta… si riparte all’alba e sotto la pioggia ma a darci la forza è il nostro obiettivo a Kuala Lumpur: il Traders Hotel!






E’ un hotel praticamente di fronte alla Petronas Tower con piscina e spa panoramiche al 32 piano. Noi abbiamo voluto esagerare: camera deluxe con super vetrate sulle Torri. Sono enormi viste da quassù. Uno spettacolo. Una sola notte è costata come il nostro budget totale di 4 giorni ma ne è stravalsa la pena! La sera abbiamo comprato sushi da mangiare vista Torri. Da qui si vive un’altra Kuala Lumpur, quella ricca con i centri commerciali di sette piani che guardano dall’alto in basso i nostri Arca o Roma Est.




Io credo che valga la pena visitare entrambe le due facce di questa metropoli asiatica (come in generale di tutte le grandi città orientali) perché è l’unico modo per avere una visione completa e a 360 gradi della realtà locale. E per la serie: dalle stelle alle stalle la notte seguente si passa in aeroporto. Siamo arrivati alle 17.30 per prendere il volo la mattina dopo alle 11.20: Tom Hanks ci fa un baffo! Sullo schermo sono in programma voli fino all’1,20 della mattina, temiamo quasi di essere gli unici avventori e di essere cacciati dall’aeroporto. Ma che! La notte è più movimentato di Chinatown ed è quasi difficile trovare un posto per sdraiarsi. Ci sono persone attrezzatissime con stuoie e cuscini. Il tempo passa, grazie anche alla connessione wireless gratuita, ma non chiudiamo occhio. E’ pieno di rumori e luci sparate tipo faro in faccia. Ne usciamo distrutti! E cosi il giorno dopo si torna in Thailandia ed è una bella sensazione, quasi come un ritorno a casa. L’atmosfera thailandese non si può trovare in Malesia, troppo islam o troppa modernità non lo so….

Vi siete mai ubriacati con il tè?

Non è uno scherzo.. con il tè ci si può ubriacare. Questo è uno dei segreti che abbiamo imparato a Melaka andando a visitare la casa del thè di una signora cinese. La padrona di casa ci ha spiegato i tratti salienti di questa tradizione millenaria e ci ha mostrato come si svolge la cerimonia del thè. Tra una degustazione e l’altra, proprio come si fa con il vino, avremo bevuto più di 15 tazzine di thè (di quelle piccoline cinesi però). Per chi ha la pressione bassa (leggi io) gli effetti possono essere simili a quelli stordenti del vino. E’ stata una lezione molto interessante. Ci eravamo ripromessi di tornarci una seconda volta anche per fare qualche acquisto ma non c’è stata occasione e del resto sono cose che vanno fatte nella giusta atmosfera (in Italia credo che continuerò ad accontentarmi della bustina del supermercato che a quanto pare viene fatta con gli scarti appositamente per noi occidentali che di thè non capiamo niente!). Come ci ha spiegato ridendo la titolare della casa del thè: “thè bags are made from the waste of the the leaves and that’s for you!”, “le bustine di thè sono fatte con gli scarti appositamente per voi”.