Chi viaggia, o meglio chi fa del viaggio una filosofia di vita, viene spesso visto come scansafatiche, fortunato (chissà per cosa), pazzo, illuso, etc. Certo c’è anche chi si complimenta, ma in linea di massima il viaggiatore non gode di buona fama. Prima, durante e dopo ogni viaggio io continuo a pensare al viaggio, per me non finisce nell’atto del suo consumo. Quello che spesso mi piace è domandarmi: ‘se non fossi mai partito, che farei ora?’ Questo è il punto, al di fuori del viaggio, dell’esperienza, quale vita ci aspetta? Oltre agli affetti, che possiamo non contare visto che sono anch’essi presenti nel viaggio, cosa ci da la vita di tutti i giorni? Io se avessi continuato con il mio lavoro, nella migliore delle ipotesi avrei raggiunto una buona posizione (il tanto agognato posto fisso), guadagnerei uno stipendio più che dignitoso, avrei ripreso a giocare a calcio a 5 a livello agonistico, possederei una bella macchina e mi potrei permettere vacanze di un certo livello, seppure con severi limiti di tempo. Potrebbe essere una bella vita, certo, ma io non mi vedo cresciuto. Cosa ho ottenuto, invece, viaggiando? Ho meno soldi, non ho la macchina, a calcetto sono più lento e scarso di prima, in vacanza dormo in ostello con bagno quasi sempre condiviso e non ho un lavoro fisso. Però.. Posso sognare, posso realizzare i miei sogni e posso ogni decidere cosa fare della mia vita, ho imparato due nuove lingue, ho conosciuto tantissime persone da ogni parte del mondo, ho visto cose meravigliose e ho potuto contemplarle, concedendogli tutto il tempo necessario, ho imparato a fare una buonissima pizza, ho dormito sotto le stelle nel deserto, ho imparato ad apprezzare una doccia calda, ho imparato ad apprezzare un letto, o meglio semplicemente un materasso, ho imparato ad apprezzare l’acqua potabile, ho davvero visto la dignità negli occhi della gente, ho capito il valore che hanno anche i 20 centesimi di euro, ho visto il mondo, e me lo hanno raccontato, sotto tanti punti di vista, ho capito perché chi vive con poco spesso vive meglio, ho capito che, mentre molti pregiudizi andrebbero abbattuti, altri andrebbero giustificati, ho capito che basta vedere un tramonto, una balena che gioca con i cuccioli o tuffarsi nelle acque gelide di una cascata solitaria perché ogni pensiero negativo, il pessimo umore e qualsiasi incazzatura in quei momenti svaniscano, ho capito che più viaggio e più apprezzo il posto in cui vivo, mi sono reso conto di quanto sia bello sapere che la preoccupazione del giorno dopo consiste nel decidere, ad esempio, quale spiaggia visitare, ho capito il senso della mia vita. E sono contento.
sabato 16 aprile 2011
Riflessioni sul viaggio
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ALEeALE
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martedì 12 aprile 2011
Islas Malvinas, queste sconosciute..
Chi conosce cosa sono, e dove si trovano, le Islas Malvinas? Raro che ne abbiate anche mai sentito parlare, perché noi le conosciamo come Isole Falkland, si le famose isole a largo dell’Argentina lungamente contese tra Argentina e Inghilterra. I fatti della guerra, risalente al 1982, sono più o meno noti, ma anche se non lo fossero si possono intuire, visto che si parla di isole nel bel mezzo dell’Atlantico ed è coinvolta una nazione arrogante come l’Inghilterra. Insomma alla fine di giugno del 1982 le Malvinas passano sotto la corona di sua maestà e prendono il nome di Falkland, per tutto il mondo, tranne che per gli Argentini.
La situazione è un po’ simile alla nostra vicenda irredentistica, per mezzo della quale tentammo senza fortuna di recuperare territori italiani usurpatici, ovvero l’Istria e parte della Dalmazia..per non parlare della Corsica.
Qui non sanno cosa siano le Falkland, sui libri di scuola è vietato scrivere il nome inglese e sulle cartine geografiche l’appartenenza è assegnata all’Argentina. Insomma, come dicono qui, LAS MALVINAS SON ARGENTINAS, nonostante ufficialmente li si canti come inno ‘God Save the Queen’. Non ne vogliono proprio sapere, loro non riconoscono la sovranità inglese e la propaganda in questo senso è molto forte. Complimenti agli argentini quindi, che continuano a rivendicare parte della propria terra usurpata.
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martedì 5 aprile 2011
Patagonia e Terra del Fuoco: verso la fine del mondo
El Calafate è la capitale dei ghiacciai: lo spettacolo che si vede è difficile da descrivere e le foto danno meglio l'idea.
I momenti da ricordare sono stati i favolosi ghiacciai, tra cui il famosissimo Perito Moreno, e una parrilla di agnello talmente distruttiva che perfino Alessandro si è arreso.
In ostello prenotiamo una camerata da sei: con noi ci sono tre italiani e un argentino che prenota per due notti ma non dorme mai in camera. Lo vediamo solo una volta alle sei di mattina e la sua prima domanda ad Alessandro è stata: 'conosci una brava attrice porno italiana'?
Da El Calafate alle 3.30 di notte iniziamo il nostro lungo e avventuroso viaggio verso Ushuaia: l'ultima città a sud del mondo (in realtà non è l'ultimo insedimaneto perchè ci sono quelli cileni ma viene considerata tale per denistà di popolazione). Il viaggio dovrebbe durare 19 ore ma ce ne mettiamo quasi due di meno perchè i nostri autisti viaggiavano costantemente oltre i limiti. questi due personaggi meritano una citazione: avete presente Starsky e Hutch? Loro sono la versione grassa! In pullman fumano, bevono mate e insultano gli altri autisti con epiteti a noi familiari del tipo 'cornuto' o 'saluti a mammeta'. Per arrivare alla Tierra del Fuego bisogna entrare e uscire dal Cile perché, diciamocelo, gli argentini se la sono rubata. La navigazione della Baia Azul dura 15 minuti ed è davvero molot bella. La rottura di scatole è scendere quattrro volte per la dogana, visto che si entra ed esce da Argentina e Cile.
Ad Ushuaia ci ricontriamo con Elena: la fine del mondo è affascinante e la cittadina è accogliente.
Nella camera dell'ostello capitiamo con un abitante del Liechtstein, quindi esistono!
Fortunatamente troviamo un filotto rarissimo di belle giornate e questo ci permette di godere della navigazione in barca a vela del canale di Beagle e del Parco Nazionale Tierra Del Fuego.
Dal punto di vista anturalistico entrambi i luoghi sono stati bellissimi: il Parco Nazionale però non può essere definito unico nel suo genere mentre navigando in barca a vela e facendosi letteralmente la doccia con le gelide acque del Mare Argentino si ha davvero la sensazione di essere alla fine del mondo. Vediamo cormorani, leoni marini appollaiati sulla roccia e una riserva su un'isola alla quale ha accesso solo la nostra imbarcazione (Tres Marias).
Arrivare fino a qui è stato davvero emozionante, abbiamo atrraversato tutte le fasce climatiche e visto posti e conosicuto culture così diversi tra di loro da non credere di trovarsi nella stessa nazione.
Penso ad Humahuaca, ed in generale alle regioni andine di Salta e Jujuy, con tutti i suoi colori, i suoi abitanti ancora indigeni così legati alla terra e alla Pachamama, e poi mi ritrovo a vedere leoni marini e ghiacciai dalle dimensioni gigantesche, persone dall'aspetto più europeo del mio e prezzi più che raddoppiati.
Questo è il bello dell'Argentina, un paese che si scopre man mano che che il viaggio scorre. E le sorprese non finiscono mai.
L'ultimo giorno ci riserva pioggia, ma non fa nulla, la neve tra l'altro sembra imminente, e poi noi siamo davvero troppo stanchi per fare qualsiasi cosa, le ultime tre settimane sono state davvero molto intense, scandite da ore ed ore di camminate in montagna che per noi, abituati alle spiagge pianeggianti, hanno rappresentato un'esperienza unica.
Mi tornano in mente le passeggiate a El Bolson, mangiando more , mele e prugne che crescono abbondanti ovunque, al lungo e bellissimo percorso verso il Fitz Roy, al gelido spettacolo dei ghiacciai e all'imponente massa del Perito Moreno. E, andando un pò più indietro, la case in adobe e le valli colorate e decorate da catus nel nord ovest, le impanate di queso di Salta e una delle più belle meraviglie del mondo: le cascate di Iguazù. E a tutto questo c'è da aggiungere la bellezza selvaggia e genuina della Bolivia. Davvero tanto.
Da Ushuaia si torna quindi a Buenos Aires, stavolta in aereo: era ora!
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venerdì 25 marzo 2011
La Patagonia si fa selvaggia
Eh si, siamo entrati nel vivo della Patagonia: dopo il bellissimo soggiorno in El Bolson, un posto in cui vale davvero la pena fermarsi un po’, siamo arrivati nel vivo della Patagonia. Prima abbiamo fatto tappa ad Esquel, giusto per riparare un computer in un ostello e farci (farmi, io, Alessandro) rubare con destrezza il PC quando siamo scesi dal pullman per la sosta (me ne sono accorto solo il giorno dopo per quanto erano stati bravi..)..ma dopotutto non mi sono scomposto più di tanto, avevo messo in conto un furto in Sud America. Fortuna che hanno rubato solo il netbook senza prendere hard disk con tutto il back up e neanche il caricabatterie. Fatto sta che arriviamo prima a Comodoro Rivadavia, un posto squallido di mare che però ci regala una splendida superluna sul mare. Io me la godevo mentre probabilmente mi fottevano il PC sul pullman..
Diciamo che a volte il destino è già scritto. Avremmo dovuto prendere la famosa Ruta 40 per scendere ma, visto che pioveva e c’era il rischio di rimanere bloccati (è sterrata) e visto soprattutto che questo tipo di strade rendono al massimo quando si guida piuttosto che quando si guarda dal finestrino, abbiamo optato per la via costiera, più lunga ma più comoda. Il risultato si è visto. Col senno di poi, e di prima, vi consiglio comunque la Ruta 40..
Insomma, per farla breve abbiamo passato alcuni giorni tra le località di El Calafate (capitale dei ghiacciai) e El Chalten (capitale del Trekking). Gli argentini rivendicano con orgoglio di possedere queste terre ‘strappate’ al Cile, tanto da sottolinearlo sempre. Bellissimo ad esempio l’aneddoto sulla nascita del nome del ghiacciaio Perito Moreno, conteso a lungo tra Cile ed Argentina (si trova al confine). Questo Moreno era un perito geologo argentino incaricato, negli anni che non ricordo, dal governo argentino per dimostrare al Tribunale Internazionale che il ghiacciaio apparteneva all’Argentina. Siamo sotto Peron se non mi sbaglio. Il Cile aveva fatto lo stesso, ma alla fine (guarda caso) la spunta Moreno, per cui il governo argentino decide di dedicargli il ghiacciaio con tanto di cognome e professione..della serie Ragionier Fantozzi!
Tutto bellissimo qui in Patagonia: i sentieri di El Chalten, il maestoso Fitz Roy, lo spettacolare Glaciar Viedma! Essendo l’inizio dell’autunno le foglie cominciano a colorarsi di rosso e giallo, uno spettacolo! E non oso immaginare cosa possa essere tra u mese, quando tutti gli alberi assumono una colorazione rosso acceso..Infatti se decidete di andare in Patagonia, fatelo in autunno inoltrato, godrete di bellissimi paesaggi e di una solitudine che vi farà apprezzare la magnificenza di questa terra. In estate troppa folla, troppi inglesi cazzoni ubriachi e troppi statunitensi sboroni..fa più freddo, ma ne vale di sicuro la pena, dopotutto è montagna, mica mare.
Abbiamo percorso circa 30 KM di media al giorno, mai così tanti in vita mia; questa è stata inoltre la prima vera esperienza di trekking per noi, abituati a mare e deserti. È stato faticoso ma bello, la grandezza della natura a volte lascia senza parole..per questo non dico altro e vi lascio alle foto.
Concludo con questa chicca: il personaggio in questione si riteneva un fotografo in cerca di ispirazione..chissà se l’ha trovata addormentandosi con una birra in mano alle 5 di pomeriggio..
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ALEeALE
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